Lanzarote è l'isola dove la terra non ha finito di parlare: lava nera, paesi bianchi contro colline di vigneti e un mare ceruleo che si insinua tra loro. Quattro giorni sono bastati per innamorarci e capire che servirà un altro viaggio per ciò che non abbiamo visto.
Giorno 1: nel fuoco, Timanfaya, Volcán del Cuervo e Los Hervideros
Abbiamo iniziato dal fuoco del XVIII secolo che ha reso Lanzarote ciò che è. Timanfaya è imperdibile: il bus della Ruta de los Volcanes attraversa lava solidificata ruggine, carbone e ocra, mentre le dimostrazioni geotermiche ricordano che il terreno è ancora vivo.
Volcán del Cuervo
Poi siamo andati al Volcán del Cuervo: una breve passeggiata permette di entrare nella caldera. Il sentiero attraversa malpaís, lava e licheni verdi. La strada tra i vigneti di La Geria è metà dell'esperienza: terra nera, innumerevoli mezzelune di pietra e viti in piccole conche che catturano la rugiada.
Los Hervideros e la laguna verde
Poco più a sud, Los Hervideros, dove l'Atlantico esplode nelle grotte laviche, e la laguna salata di El Golfo, verde d'alghe tra sabbia nera e scogliere ruggine. Entrambe a pochi passi dal parcheggio: un pomeriggio facile e spettacolare.
Giorno 2: nord dell'isola, grotte, panorami e Caletón Blanco
Il secondo giorno siamo saliti lungo la LZ-202 attraverso la valle di palme di Haría. Cueva de los Verdes e Jameos del Agua, sezioni dello stesso tunnel vulcanico sistemate da César Manrique, sono spazi sotterranei teatrali: una laguna verde in una grotta buia e una sala concerti sotto un'apertura del tetto.
Mirador del Río e Volcán de la Corona
Il mirador di Manrique si trova sulla corona del Volcán de la Corona, sopra l'arcipelago Chinijo: La Graciosa, Alegranza e Montaña Clara sembrano dipinte sotto di voi. Le finestre nella roccia incorniciano la vista con precisione. Poi siamo scesi nelle stradine bianche di Haría per pranzare nella piazza tra le palme.
Caletón Blanco
Abbiamo concluso a Caletón Blanco, calette di sabbia bianca tra lingue di lava nera vicino a Haría. Acqua bassa e piatta sul fondale bianco: i Caraibi approdati sulla luna.
Giorno 3: sud, Papagayo, Playa Mujeres, Caleta del Congrio, Playa Quemada e Femés
Il terzo giorno era per il sud: le calette dorate di Papagayo sono quanto di più simile ai Caraibi si trovi in Europa. La strada sterrata è sconnessa ma percorribile, e ogni cala, Papagayo, Playa Mujeres, Caleta del Congrio, offre acqua bassa e turchese.
Da Playa Quemada a Femés
Nel pomeriggio abbiamo parcheggiato a Playa Quemada, borgo di pescatori vicino a Puerto del Carmen, e siamo saliti a piedi a Femés. Salita calda ma breve, con una chiesa secolare, un ristorantino famoso per la capra e vista su tutta la costa sud. Siamo arrivati nell'ora dorata, quando le scogliere brillano.
Giorno 4: centro, Teguise, Las Nieves, El Bosquecillo, Famara e La Santa
L'ultimo giorno abbiamo cercato l'anima dell'isola. Teguise, antica capitale e città più vecchia delle Canarie: vicoli bianchi, mercato domenicale se si arriva al momento giusto, vista sul castello e un gatto sul muro. Poi Ermita de Las Nieves ed El Bosquecillo, tra i panorami più sottovalutati: La Graciosa e tutta la costa nord da un balcone ventoso.
Famara e La Santa
La parete di Famara, sette chilometri di roccia verticale, domina una spiaggia selvaggia di 6 km dove i surfisti cavalcano l'Atlantico. Il pranzo a Caleta de Famara con vista su La Graciosa è stato il momento più autentico. Poi La Santa, surf al tramonto e cena tranquilla in un ristorante del paese.
Perché Lanzarote
Perché nessun'altra isola offre tanto in un giorno d'auto: entrare in un vulcano, nuotare in una baia turchese sotto grotte al livello del mare, mangiare in un tunnel lavico, vedere surfisti sotto una scogliera alta un chilometro e brindare al tramonto in una piazza bianca, con calma. César Manrique ci ha mostrato che i luoghi dove arte, design e rispetto per la terra si incontrano sono rari e meritano un viaggio.
Considerazioni finali
Quattro giorni sono ideali per vedere Lanzarote senza fretta: il fuoco del sud, il nord verde e le spiagge tra i due. Siamo partiti con sabbia nelle scarpe, fotografie di lava e la certezza di tornare per la metà dell'isola che non siamo riusciti a vedere.